Una tragedia negata

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copertinaTitolo: Una tragedia negata
Autore: Demetrio Paolin
Editore: Vibrisse Libri (200 download)
Formato: PDF
Pagine: 114

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In Una tragedia negata Demetrio Paolin compie un’approfondita analisi sulla narrativa ispirata agli anni di piombo. Sono due, in particolare, i fili conduttori che legano i testi presi in esame in questo saggio. Due aspetti nodali che l’autore ha individuato, portato alla luce e sui quali ci invita a riflettere: l’assenza della figura del nemico e la conseguente negazione della cifra tragica nei sanguinosi eventi che caratterizzarono il periodo in questione. In tutti i libri che Paolin analizza la scelta della lotta armata viene declinata all’interno di un ambito familiare, quasi a voler annullare o «disinnescare» la violenza contenuta in quei fatti di sangue. Il suo saggio, infatti, prende le mosse da un’analisi approfondita del rapporto tra “padri” e “figli”. Padri, che in alcuni casi si rivelano ex partigiani, e figli che hanno optato per la vita clandestina dei brigatisti. Lo sguardo gettato sull’esperienza terrorista da questi romanzi, sostiene Paolin, è sempre sghembo, indiretto «quasi che con una visione frontale ci si possa ferire», e le azioni criminose sono giustificabili dalle circostanze. La violenza vera non è mai quella «agìta ma quella subìta». E le quattro mura familiari, la dimensione privata entro cui gli scrittori ritraggono i protagonisti dei loro romanzi rendono, come osserva l’autore di Una tragedia negata, più “accettabile” e meno “minacciosa” la realtà di sangue in cui i terroristi sono immersi, cancellandone però ogni valenza tragica. Nel suo saggio, Demetrio Paolin ripercorre gli eventi più cruenti ed efferati degli anni di piombo, a partire dalla strage di piazza Fontana passando per quella alla stazione ferroviaria di Bologna e concentrandosi sul sequestro e l’assassinio di Aldo Moro. L’autore non trascura di prendere in considerazione la funzione mimetica di alcuni tra i film più significativi sul tema del terrorismo – Buongiorno notte e La meglio gioventù, ad esempio – e la deflagrante potenza espressiva di Sciascia e di Pasolini che, proprio perché non nega la “tragedia”, fa da contraltare all’ “autocensura” presente nei romanzi da lui studiati. Paolin osserva che «la letteratura italiana non ama la tragedia, non è nelle sue corde […]. I testi che abbiamo preso in esame condividono questa caratteristica: ti portano al limite del tragico e poi si arrestano, spaventati di andare contro la propria stessa identità». Ed è, dunque, precisamente questo che fa Una tragedia negata: restituisce ai fatti di sangue di cui si è macchiato il terrorismo la dignità di tragedia, chiama le cose con il loro nome, colma un “lapsus” calami. E si pone, di conseguenza, come lettura indispensabile per chiunque abbia intenzione di affrontare un’analisi completa del terrorismo rosso e nero così come viene raccontato nella maggior parte dei romanzi italiani.

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